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"Can't find 2007 (ITA)"

Trio di Novara, i Bandage escono con il loro nuovo disco per l'etichetta romana Peteran Records, datato 2007, che si propone con quattro pezzi inediti e altrettanti già sentiti nel precedente album. Sulla scena da quasi 10 anni già con tre dischi all'attivo, i Bandage si impongono con un album più corposo e meglio costruito dei precedenti, anche se produzione e registrazione non sono delle migliori. "Can't find" ha sonorità post-grunge con sfumature indie. La title track dimostra tutta l'anima rabbiosa del lavoro ma sempre mantenendo un equilibrio con la parte melodica. L'atmosfera più introspettiva e cupa del gruppo si sente in "Baru baru", densa e trascinata dalla voce di Nicola Di Marzo. Dei pezzi importati dal precedente disco, "Things happen...", "Wrinkles" è sicuramente il più incalzante e si differenzia per l'immediatezza nell'ascolto.
I Bandage si tuffano così nel calderone di un genere parecchio sentito negli amplificatori di molte band, confezionando però un disco di personalissimo e originale grunge, esplosivo, furente e incazzato. (07-04-2008)

- Rockit


"Can't Find 2007 (ITA)"

Per i novaresi Bandage “fare grancassa” significa riprendere gli ingredienti di quelle amate/abusate leccornìe d’America che dalla Washington DC dell’era grunge colano a picco fino agli “around 70s”, rimpastarle aggiungendo capsaicina e idee e sposarle ad un buon calice di distorsioni avanzate, senza sensi di colpa. Tutt’altro. Esibiscono virtù soniche e cifre stilistiche terapeutiche che, nonostante acciacchi e contusioni, passano di larga misura lo standard del “necessità”, doganale aggettivo per scrivere righe.
“Can’t Find”, uscito per la romana Peteran Records, è un disco strutturatamente ben guidato, ansioso e mordace, che ruota attorno alla peculiarità della perdita dell’innocenza sonica intesa come abbandono del futile e risveglio “dell’anima balorda”, dello spirito “scapestrato” che rende consapevoli saltando, urlando e spesso lacrimando.
In ottimo stato di salute il wall of sound, audace nelle scorrerie da pogo (“Dancing with the President”), empirico nelle melodia Vedderiana epica (“Baru baru”), fragilissimo in punta di plettro prima e poi arroventato nella superba “All the shivers”), taglia netto il limbo dei 70s (“Can’t find”) dal tocco acid dei Buffalo Springfield, Grateful Dead, Jefferson Starship fin dentro all’ammollo happy-surfing californiano (“Bagpipes”).
Talentuosa la texiture dei riff e dei solos, esibiti con la fierezza ibrida dei buoni spunti che fanno perdonare una marcatura vocale troppo stretta al Vedder di Jeremy, ma ditemi chi non si appoggia ad un “parente stretto” nell’underground circuit!!
I Bandage from Novara, checchè se ne dica, si destreggiano eroicamente bene, sono di casa nel prezioso dizionario del rock d’oltreoceano, hanno un’estetica sonora che impatta al primo aggancio e, una volta rigenerato qualche vuoto comprimente di tenuta di voce, ingrossata qualche esilità di poco conto, torneremo ancora a parlarne entusiasticamente. Ci sarebbe qualche cosa da dire a riguardo della produzione, ma, piaciuto il suono, del resto chi se ne frega!

Massimo Sannella - Mescalina


"Cant Find 2007 (Ita)"

GENERE: indie-rock
MIGLIOR BRANO: Baru Baru
ASSOMIGLIA A: -
VOTO (0-10): 6.9
ETICHETTA: Peteran Records
ARTICOLO DEL: 27/03/2008

Quanta rabbia si può arrivare a trattenere prima d'esplodere?
Quanto il dolore che un'emozione abortita riesce a creare.
Nella voglia (che nasce) d'un luogo fumoso saturo di "caos educato" nonché di piacevoli volti, ascolto rabbia ammaestrata dare mostra di sé attraverso un Cd.
Sono i Bandage da Novara ed il loro quarto lavoro è "Can't Find".
Un disco che di rumore e pathos è ghiottamente zeppo.
Musica, in una delle sue più nobili forme, nasce dal cuore "ed esterna".
Insozzato come un bimbo che ha appena scoperto quanto sia bello sguazzare nel fango, che senza alcun rispetto per gli indumenti acquistatigli, s'abbandona alla gioia della spontaneità.
Superfluo parlare del lato produttivo e della qualità di registrazione (quest'ultima nemmeno troppo negativa), perché i Bandage meritano attenzione per quello che sono e non per come dovrebbero (e chi lo dice poi come si "dovrebbe"?! n.d.a.) apparire.
Una buona produzione e migliori fonici, sicuramente, non tarderanno ad arrivare.

OMar - Gufetto


"Can't Find (ITA-ENG)"

Eng I'm new to Bandage, from Novara, northern italy, - while i just come from reading They're making Music since a decade, - blame on me, - btw now They're out with a new release, Can't Find, featuring 4 songs from previous Things Happen (2005, self prod.) and 4 new tracks: as coordinates i might talk of Screeming Trees, as well as about more stoned Husker Du, - Bandage are not easy to label, - and if i said just psychedelic rock, - that might be confusing: They seem to follow some conventional pop structures although the music surface's often wracked by noisy and bitter guitars patterns and solos (the eleven mins trip of Radio Breakdown, or Wrinkles), - songwriting is both sober and exploratory of the underground / alternative pop schemes, - the bluesy warm male vocals well accentuate Their crescendo. - Last: the sombre sound production doesn't do justice to Their cause.

Ita Sono nuovo ai Bandage, da Novara, - mentre leggo invece che Loro sono in giro a far Musica da quasi una decade, - chiedo venia, - in ogni modo ora sono in attivo con una nuova uscita, Can't Find, dove figurano 4 canzoni dalla precedente autoproduzione Things Happen (2005), e 4 nuovi pezzi: come coordinate potrei citare Screeming Trees, o dei più riposati Husker Du, - i - Bandage non sono cmq facili da etichettare, - e se dicessi giusto psychedelic rock, potrebbe essere riduttivo: sembrano seguire strutture pop convenzionali sebbene la superficie musicale sia spesso spezzata da pattern e solo di chitarra rumorosi e amari (gli undici minuti di viaggio di Radio Breakdown, o Wrinkles), - dove lo stile è contemporaneamente sobrio ed esploratore di schemi pop underground/alternative, - poi la voce calda blueseggiante del cantante ben accentua i Loro crescendo. - In ultimo, unica macchia: la produzione delle tracce è un pò plumbea nei suoni, - questo non rende giustizia alla Loro causa. - Komakino


"Can't Find 2007 (Ita)"

BANDAGE [Can’t Find - Peteran Records 2008]
Psycho noise

Quarto disco per i Bandage, di cui però ignoravo, a mia colpa, l’esistenza. Il disco è per metà autoprodotto e per metà esce per la Peteran Records di cui avevamo già recensito i soleggiati False Friends. I Bandage invece hanno ascoltato altri dischi, altri suoni. Metterli tutti nel calderone è inutile, così come è inutile parlare di indie rock, che significa tutto e nulla, ma ecco, diciamo che gruppi come gli ultimi Husker Du e i Motorpsycho, devono aver girato parecchio nel lettore di questi ragazzi di Novara. Il disco presenta solo un lieve difetto che è quello della produzione forse un po' bassa e sporca perchè per il resto c’è di che essere soddisfatti. All’interno del loro rumore c’è sempre una melodia, sia che siano le chitarre a costruirla, come nella strumentale e inziale ‘Dancing With The President’, sia che tocchi alla voce nella seguente ‘Baru Baru’, canzone dai toni amari e neri. Tono amaro che proseguirà per tutto il disco tanto che ‘All The Shivers’ ha un ritornello quasi disperato. Ma la forza dei Bandage sta nella musica, eclettica, viscerale, rumorosa, elettrica, sentita, cruda e semplice allo stesso tempo. Otto brani eccelsi, senza nessun riempitivo. Peccato, come detto, per la produzione.

Dante Natale - Nerds Attack !


"Can't find 2007 (ITA)"

Il nuovo disco dei Bandage esce a distanza di due anni dalle self production di “Things Happen” e di cinque anni da “Red cd” del 2002, mentre l’album di esordio, sempre autoprodotto, porta il nome del gruppo datato 2000.
Nicola Di Marzo (chitarra e voce), Pierpaolo Chiarelli (batteria e cori), Eugenio Lo Bello (basso), fondano i Bandage nel 1998. Il talento del trio novarese viene fuori però solo con “Things Happen”, uniti dall’amore per il grunge degli anni novanta, le loro origini affondano nel rock psichedelico degli anni ’70, nei Marlene, Stooges, Cure, Sonic Youth, Dinosaur Jr, Motorpsycho, Fugazi, Neil Young & Crazy Horse, Screaming Trees, John Frusciante, 3 Mile Pilot, Jimi Hendrix, Varnaline, Joe Leaman, Sonic Youth, Sebadoh, The Beatles, Husker Dü, per dirne alcuni.
La Peteran Records, la net label che distribuisce musica in Europa e in America attraverso canali indipendenti, si è incarcata di dare eco all’ultimo album dei Bandage, “Can’t find”, otto tracce di sano rock dal suono pulito, chitarre distorte e melodica miscela di testi in inglese con un leggero riverbero, ottimi giri di basso amalgamati al tempo della batteria raffinata di Pierpaolo Chiarelli. Can’t Find segna di sicuro il passaggio, la svolta per il gruppo che può svestire i panni dei dilettanti per indossare quelli di chi ha fatto della musica una professione. “Dancing with the President” è interamente strumentale, un brano notevole, a mio avviso è la punta di diamante dell’album insieme a “Can’t find”, ma anche “Baru Baru” è una piacevole ballata.
Alcuni brani sono ascoltabili dal loro sito ufficiale www.bandage.altervista.org, altri ascoltabili e scaricabili dal blog my space www.myspace.com/bandagesimplerock, io vi consiglio di acquistare anche gli album precedenti, in particolare Things Happen e di seguirli con attenzione perché questi ragazzi faranno strada.

Antonio Merone - Extra Music Magazine


"Cant Find (Ita)"

Forti della loro esperienza decennale, durante la quale si sono distinti con tre autoproduzioni, i piemontesi Bandage arrivano allo loro prima pubblicazione per una label, la romana Peteran Records.
A dire il vero “Can’t Find” non è totalmente un nuovo album perché, ai quattro nuovi brani che ne caratterizzano l’apertura sono stati aggiunti altrettanti pezzi che componevano il precedente ep dal titolo “Things Happen…” del 2005.
Poco importa ai fini dell’ascolto perché il trio si mostra pienamente all’altezza della situazione, riuscendo a produrre un buonissimo suono d’insieme grazie ad uno stile ben preciso fatto di rock pungente e approccio concreto. Caratteristiche che fin dall’open-track, lo strumentale Dancing With The President, emergono in maniera netta e decisa. L’episodio meglio riuscito è sicuramente il brano che dà il titolo all’intero lavoro; quasi otto minuti all’insegna di un rock spigoloso, essenziale, coinvolgente. I pezzi vecchi risultano un tantino sotto tono, indizio che evidenzia ancor più i progressi compiuti dalla band in questi ultimi periodi.
Alla base del suono dei Bandage ci sono il dinamismo del drummer Pierpaolo Chiarelli e le vibrazioni bassistiche di Eugenio Lo Bello, ma al vertice di questo triangolo c’è indubbiamente la chitarra tagliente, trascinante, dall’inconfondibile sapore settantiano di Nicola Di Marzio e soprattutto la sua voce ruvida e d’impatto, dalla timbrica vicina al miglior Eddie Vedder.
Un ottimo punto di partenza dunque, dal quale possono prendere vita interessanti linee di sviluppo per realizzare, a breve termine, un qualcosa di più complesso ed incisivo.
Voto: 6.5

Roberto Paviglianiti - Rock Action


"Can't find 2007 (ITA)"

Dopo tanti anni dietro gli strumenti, i Bandage riescono a creare un disco ben strutturato e dai suoni accattivanti. “Can’t find” esce per la Peteran Records in un periodo d’oro per l’indie e le sonorità post-grunge, sulle quali la voce di Nicola Di Marzo ricama ballate e pezzi movimentati. I brani sono ben incastrati anche se, navigando tutti su atmosfere abbastanza cupe, rischiano di annoiare. Pierpaolo Chiarelli da dietro le pelli riesce a infondere dinamicità ai pezzi svolgendo un egregio lavoro nella scelta dei groove che, accoppiati alla chitarra di Nicola, sprizzano gocce dal color fumo di Londra.
Fin dal primo pezzo “Dancing with the president”, strumentale, si può apprezzare l’atmosfera indie che viene abbandonata in “Baru Baru” per sonorità più da Pearl Jam. A canzoni calme come “All the shivers” e “Bagpipes” si contrappone “Can’t find” energica e rumorosa al punto giusto per essere classificata in un grunge apprezzabile anche da orecchie ignoranti. Nella parte finale della canzone le sei corde, dopo un arpeggio triste e sconsolato, vengono pompate dalla batteria martellante in un assolo al limite con lo psicadelico.
Ottimo disco, un po’ annacquato avvolte ma che esprime tecnicamente e stilisticamente un genere difficile da trattare senza cadere nello scontato. Bisognerebbe asciugare qua e là le poche sbavature dovute ad un eccessivo dilungarsi su alcune tracce e poi il gruppo sarebbe pronto per volare, direzione? Seattle o Londra ai Bandage l’ardua sentenza.

Enrico D'Amelio - OndaAlternativa


"About Bandage & Things Happen...Ep"

Novara è una città strana: può vantarsi di essere capoluogo di provincia, tuttavia il suo modo di vivere non si differenzia molto da quello di qualsiasi altra cittadina media. Tranquillità, molto verde, spazi a misura d’uomo e tanta brava gente lavoratrice: un buon posto dove condurre la propria serena esistenza borghese.
Novara è pura provincia padana: fieramente piemontese nella sua identità, nella sua storia e nella sua architettura da moderna cittadina industriale, ma tristemente lombarda nella sua realtà. La distanza che la separa da Milano, infatti, è irrisoria: soli 50 km di autostrada, tutta dritta. Percorrerla di notte con la nebbia causa uno smarrimento totale delle percezioni spazio-temporali: una vera e propria autostrada per l’inferno.

La capitale lombarda fagocita tutto quello che la circonda, impone i ritmi, gli stili, i modi di vivere, di pensare e di esprimersi. Non rimane altro da fare che omologarsi o si è tagliati fuori da tutto. Tutto questo offre Milano e il suo hinterland: la finta felicità del triste uomo medio italico è lì, a portata di mano, basta solo rinunciare a se stessi e alla propria individualità per tingersi la pelle del grigiore dell’omologazione. Novara è provincia di Milano. Non le è concesso esprimersi autonomamente. Tutto viene risucchiato, consumato e appiattito e la madonnina ancora una volta batte felice e soddisfatta lo scontrino.

Novara ha un clima tremendo, freddissima d’inverno e umida d’estate. Le vicine risaie producono in serie una quantità industriale di zanzare che rendono la vita impossibile ai suoi abitanti durante i mesi caldi. Ma su tutto domina incontrastata la nebbia, la quale più che un fenomeno meteorologico è ormai un vero e proprio stato mentale.
Si ha spesso la sensazione di essere risucchiati nel vuoto, da soli, perché non riesci neanche a vedere chi ti sta accanto. Senti solo voci confuse, rumori assordanti e ogni tanto ti sfiora una mano calda che vuole stringere la tua, ma stai attento, potrebbe tirati ancora più giù.

Novara è la città degli spazi. Se percorri le sue strade di campagna al tramonto, hai la sensazione di camminare senza meta e se non fosse per le maledette case e le montagne lontane che si stagliano all’orizzonte, si perderebbe definitivamente l’orientamento. Ma questo non è più il vuoto dell’angoscia e della solitudine, ma l’unico spazio immaginabile per raffigurare la libertà.

Cosa c’entrano i Bandage con tutto questo? Semplice, i Bandage sono tutto questo. La loro musica è il suono di Novara, è il suono degli spazi, della nebbia e della voglia di esprimersi senza filtri e senza omologazione. È un vaffanculo enorme a Milano e alle sue logiche modaiole di mercato.
I Bandage sono tre ragazzi semplici che amano la musica, che non immaginano altro modo di esprimersi se non attraverso le sette note; sono ragazzi educati, silenziosi, non vestono alla moda, non sculettano su un palco, non inventano nulla di nuovo, non aspirano alla fama, scrivono solo grandi, semplici canzoni rock (scusate se è poco!) attraverso cui veicolare i loro sogni, la loro rabbia, la loro frustrazione. Avrebbero potuto suonare del garage rock annacquato, come va di moda oggi, vestirsi con giacche e cravattine new wave anni ’80 (stile Franz Ferdinand et similia) e sicuramente sarebbero stati chiamati a suonare in tutti i locali modaioli di Milano, avrebbero avuto tanta coca e tanto successo e forse si sarebbero scopati ogni sera una donna differente.

Sono forse dei fessi, i Bandage? No, sono soltanto delle persone idealiste che ancora credono nella musica, nella sua capacità di esprimersi in maniera autonoma e indipendente, nella semplicità e nella forza autentica del rock. È per questo che le loro canzoni sono genuine, esprimono con enorme forza non solo la loro personalità, ma anche i posti e i luoghi che si intrecciano nelle loro esistenze (prima fra tutti, ovviamente, la città in cui vivono).
Non è un caso che la musica dei Bandage si ispiri alla migliore tradizione roots americana (Pearl Jam, Neil Young, Dinosaur Jr.) che comunque viene rielaborata in maniera assolutamente autonoma e personale. È la forza della semplicità, della genuinità, che vale più di ogni altro inutile discorso intellettuale, più delle parole spesso vacue e insignificanti.

La loro musica è una lotta contro il silenzio che attanaglia le loro vite, ma anche contro lo stremante chiacchiericcio che domina oggi e che spesso si esaurisce in un assordante e fastidioso frastuono.

Ascoltare il loro demo, Things Happen..., è come viaggiare in macchina al tramonto attraverso le campagne di Novara con gli spazi che ti avvolgono. Ma non pensiate che la loro sia una musica pacifica! Non c’è niente di rassicurante nell’universo dei Bandage: c’è il salire su una scala (il futuro), salutando beffardamente tutto e tutti, ma anche l’ombra riflessa di un passato doloroso e minaccioso con cui non si riesce a venire a patti e con cui si dovrà convivere per tutta la vita.
È la doppia faccia della stessa medaglia (l’uomo moderno): il sogno e l’incubo, lo spazio libero della pianura e la nebbia opprimente e grigia della città, ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. È la batteria fredda, cinica, minimale, ossessiva di Consumers che si scontra con le splendide aperture melodiche della voce e della chitarra e con un basso assolutamente desertico. È la chitarra acustica, discreta, dolce, soffusa (insieme ad un eccezionale cantato a due voci) che apre Wrinkles per poi esplodere in un rodeo elettrico-melodico (se le radio la trasmettessero, questa diventerebbe sicuramente una piccola hit indipendente). È la straordinaria e semplice bellezza di Bagpipes (una canzone che non avrebbe assolutamente sfigurato all’interno di uno qualsiasi dei primi album dei Pearl Jam). È l’incredibile saliscendi di Radio Breakdown (la mia preferita) per la quale non riesco più a trovare aggettivi: un pezzo semplicemente che da le vertigini.

È tutto qui, in queste quattro grandi canzoni, l’universo dei Bandage: la loro forza, la loro semplicità, il loro talento. Peccato che oggi il mercato non è più interessato a certe sonorità dei primi anni ’90 (se questo demo fosse uscito in quegli anni, avremmo gridato tutti al miracolo), ma statene certi, prima o poi arriverà l’immancabile e ciclico revival. E come sempre accade, i gruppi genuini verranno spazzati via dagli imbecilli, propinatici dalle riviste e dall’industria discografica, ai quali spetteranno fama e successo. Ma a noi non importa nulla.
Forse i Bandage non saranno mai famosi, ma in compenso continueranno a regalare, a chi ha orecchie e anima per sentire, delle grandi canzoni che ti riconciliano con la musica e col mondo intero. Non perdeteli dal vivo: è nella dimensione live che il suono e la personalità dei Bandage fuoriescono in tutta la loro carica e potenza emozionale. Grandi.

Totò - Keep On


Discography

Bandage - "Bandage" (EP Autoproduzione 2000)
Bandage - "Red Cd" (EP Autoproduzione 2002)
Bandage - "Things Happen..." (EP Autoproduzione 2005)
Bandage - "Can't Find" (Peteran records 2007)

Photos

Bio

Bandage

Biography:
I Bandage nascono a Novara nel 1998 e sono composti da: Nicola Di Marzo (chitarra e voce), Pierpaolo Chiarelli (batteria, cori) e Eugenio Lo Bello (basso). L’idea di origine della band è quella di suonare canzoni semplici e d’impatto, puntando molto sulle atmosfere e sulla struttura dei brani. Le influenze musicali provengono dal rock anni ’70 e dalla scena indie-rock americana. Nel 2000 viene registrato in studio il primo cd (senza titolo), contenente 3 canzoni; il secondo cd (“red cd”) viene invece registrato e mixato “in casa” nel 2002, e contiene 5 canzoni. Con l’arrivo di Eugenio al Basso e dopo un periodo di riorganizzazione delle idee, nel dicembre 2005 esce “Things Happen…” registrato nuovamente in studio e contenente 4 canzoni. L’ultimo lavoro dei Bandage è l’EP “Can’t Find” (2007) che contiene 4 nuovi brani registrati in analogico e che verrà distribuito sotto il marchio Peteran Records in un’edizione comprendente anche il precedente “Things Happen...”. Il gruppo ha alle spalle diverse esibizioni live, tra cui una data al Babylonia di spalla ai Perturbazione ed una con i Marta sui Tubi.
Attualmente (2009) il gruppo sta lavorando alla composizione dei nuovi brani (una ventina circa).Le nuove canzoni toccheranno diversi generi già esplorati negli anni passati e avranno un "feeling" più punk rispetto ai precedenti lavori.

Website:
www.bandage.altervista.org
www.myspace.com/bandagesimplerock