Kisses From Mars
Gig Seeker Pro

Kisses From Mars

Ravenna, Emilia-Romagna, Italy | INDIE

Ravenna, Emilia-Romagna, Italy | INDIE
Band Rock Alternative

Calendar

This band hasn't logged any future gigs

This band hasn't logged any past gigs

Music

Press


"IL MUCCHIO"

?"“Albatross”, tra sfuriate heavy-psych, new wave chitarristica e pastorali paesaggi floydiani, un piccolo gioiello perfettamente calibrato, che arriva dritto al punto. Complessi e diretti in egual misura, i Kisses From Mars rappresentano in buona sostanza una realtà piuttosto interessante, con ottime prospettive di approdo oltreconfine." IL MUCCHIO - Novembre 2011 - IL MUCCHIO


"MUSIC ZOOM"

In attività dal 2004, i Kisses From Mars sono al secondo lavoro su Disco Dada, dopo l’ep Sunset Of The Giant, registrato e mixato da Gianluca Lopresti (Nevica Su Quattro Punto Zero) e Lorenzo Montanà (Tying Tiffany, Simona Gretchen) negli studi dell’etichetta stessa. Tutti chitarristi, il live è anche occasione per rendere performance lo spettacolo, tra scambi di strumenti e la presenza di una ballerina che interagisce col pubblico stesso. Tutto ciò associato ad una certa padronanza e capacità di navigare tra le variazioni di generi come post-rock e noise psichedelico, necessaria proprio perché anche solo accostarsi a composizioni di tali generi nel 2012, non è facile per nessuno. Birth Of A New Childhood è un concept sul cambiamento, sulla misticità della nascita e del rituale di alternanza che regola le vite di ognuno dall’alba dei tempi. Evidente dal titolo stesso, così come in brani come Pyramid (le piramidi inquadrate nell’ottica del loro simbolismo magico), Sedna (un pianeta scoperto da poco) o Sunset Of The Giant (il gigante della nostra società al collasso) e Tide, inteso come viaggio nella psiche, compiuto da chiunque più spesso e più volte al giorno di quanto si creda. Dal punto di vista sonoro, vige l’alternanza tra strumentali e pezzi cantati (e più tirati) con il limite intrinseco dovuto ai generi citati poco su, in parte superati dalle capacità di musicisti evidentemente dotati di talento.
Label: Disco Dada/Venus
Anno: 2011 - MUSIC ZOOM


"INDIE EYE"

Fa parte dell’insondabile processo di creazione collettiva la repentina ascesa e successiva caduta del genere musicale definito post rock. Sperimentalismo, approccio libero dall’idea classica di forma canzone – caratteristica mutuata da certo free jazz – sono le peculiarità principali che permisero prima ai gruppi della scuola di Chicago (Tortoise) e poi ai suoi numerosi epigoni sparsi per il globo (Godspeed You! Black Emperor, Explosions In The Sky dal Canada, Mogwai dalla Scozia, Mono dal Giappone, solo per citarne alcuni) di raccogliere consensi da buona parte della critica e dal pubblico indie dai gusti più raffinati. Poi qualcosa si è inceppato: la ripetizione ossessiva di formule paradossalmente consolidate ha progressivamente inaridito la verve creativa delle numerose bands dedite al genere in questione, fin quasi a decretarne la “morte”. Ma si sa, nel rock nulla muore, e gli italiani Kisses From Mars si cimentano nel difficile compito di donare nuovamente linfa vitale al movimento. Lo fanno componendo un affresco che partendo appunto dal post rock si muove in territori ad esso contigui, ovvero: dilatazioni psichedeliche, nebbiosità shoegaze, innesti prog. Birth Of A New Childhood è un mammuth di circa un’ora che gioca le sue carte con coraggio, a tratti deragliando a causa di un’eccessiva prolissità, ma che in alcuni momenti azzecca pienamente la mano, soprattutto quando (Pyramid) le delicate progressioni elettro-acustiche unite ad una linea vocale eterea e malinconica lo avvicina ad uno dei gruppi più sottovalutati in circolazione, gli americani Appleseed Cast.
Alla fine, i pregi risultano essere assai più numerosi dei difetti, convincendoci che i baci da Marte sono sicuramente sulla strada giusta. - INDIE EYE


"SHIVER"

Una preghiera solenne, quasi liturgica; narra di uomini che offrono la possibilità di una rinascita, di un nuovo mondo. Preghiamo, tutti. È una messa strumentale, fatta di passi lentissimi, quasi malinconici nel loro incedere, e armonie cangianti, notturne, ipnotiche. C’è una sacra unione musicale che, creando un distacco col nostro mondo, sembra avvisarci di una possibile catastrofe: i fedeli osservano attenti il panorama apocalittico. Paesaggi pastorali, sonorità psichedeliche e una danza magnetica sono quello che si può trovare dentro questo disco, percezioni di un futuro nefasto.

Gli autori sono i ravennati Kisses from Mars – Massimiliano Gardini (chitarra e voce), Simone Ricci (chitarra), Luca Baldini (basso) e Jacopo Biserni (batteria) -anche se dal vivo gli strumenti attuano un vorticoso passaggio fra le mani di tutti i componenti- alle prese con il loro primo album ufficiale. La band, che nasce nel 2004, ha all’attivo un ep autoprodotto, registrato e mixato da Andrea Lepri (compositore e autore con laVis, Radis, Palustre e fonico RAI ) dal titolo (Once upon a time) Down in A White Peacocks House (2008) ottenendo un ottimo riscontro da stampa locale e specializzata. E nel 2009 ha inizio la collaborazione con Disco Dada Records che porterà all’uscita, nel febbraio 2010, del secondo lavoro, intitolato Sunset of the Giant, EP promozionale registrato e mixato da Gianluca Lo Presti (Nevica Su Quattro Punto Zero) e Lorenzo Montanà (Tying Tiffany, Simona Gretchen). Un post rock psichedelico ben limato, a tratti progressive, che va a braccetto con solidi ed eclettici testi in inglese; queste le premesse di a Birth of a new childhood, il primo album ufficiale, un disco complesso, lungo, a tratti stancante (sette tracce per un’ora e più di musica!) che è l’immagine della nascita di una nuova infanzia, di una rinascita, una nuova era che bussa alla porta di fronte un mondo ormai corrotto e inevitabilmente vicino al crollo.

Il disco si apre con “Wor(l)ds” e l’inizio si fa entusiasmante: un pezzo maturo, compatto in grado di far incontrare i primi Slint con i Black Mountain sotto l’algido sguardo del maestro Karlheinz Stockhausen, che qua e là si diverte a inserire giochi elettro-acustici. La batteria è lontana, sembra quasi di un altro mondo, e la chitarra si fa acidissima. L’abilità artistica dei Kisses from Mars è ben chiara come dimostra anche il brano successivo, totalmente strumentale, “Sunset of the Giant”, travolgente epilogo del famoso ‘gigante’, la nostra cara società dei consumi sempre più vicina al disastro. Segue “Albatross”, che tra una prima parte scatenata di heavy-psych e new wave, regala un duetto acustico tra cantato e chitarre all’interno della seconda, bellissima, parte floydiana. “Tyde” è un viaggio fatto al crepuscolo, destinazione? La psiche umana. Intensa, un impatto quasi disorientante. Con “Senses” ci spostiamo in un mondo onirico, dove i nostri sensi si trasformano in armonie visionarie dai toni barocchi. “Pyramid” è uno schiaffo elettronico riuscitissimo, un disegno divino che grazie a una ballata melodica compie il suo gioco magico. E a chiosa di un disco elaborato e di grande interesse, troviamo “Sedna”: synth elettronici e chitarrona math che un po’ ricorda i Battles, e che è l’ennesima avvisaglia umana e sociale. Il titolo del brano deriva infatti dalla divinità indù degli oceani che adirata contro gli uomini che stanno perpetrando la distruzione del suo regno e dei suoi abitanti, li punisce con tsunami e inondazioni. Una visione intima e profonda, a coronare un disco corposamente post rock.

L’avviso è chiaro: ricerchiamo la spontaneità perduta, la naturalezza delle cose belle, e facciamolo attraverso gli occhi puri di un bambino, con un disco che invita alla rinascita e che, fra psichedelie puramente seventies ed estensioni shoegaze anni ’90, punta lo sguardo sul nostro quotidiano creando un espressionismo rock di alti livelli. E con il distacco tipico di alieni che sembrano venuti da Marte, proviamo a purificarci dall’immondizia di questo triste panorama e sì, tentiamo di nascere un’altra volta.

(Beatrice Pagni)

- SHIVER MAGAZINE


"SPAZIO ROCK"

Basta il nome dei Kisses From Mars a riportarci alla mente cartoline che giungono da molto, molto lontano, col loro carico di cosmica malinconia, un'immagine sbiadita e fuggevole come lo è, in un certo senso, la musica di questo quartetto tutto italiano.

Ora, se nella mente avete le aurore boreali dei Sigur Rós, vi sbagliate di grosso: il post rock di questi ragazzi è robustamente ancorato alle chitarre, protagoniste sempre assolute di tutte le composizioni nel loro pescare a piene mani dal rock psichedelico dei '70s e la malinconica dilatazione dello shoegaze dei primi '90s. Ecco, quindi, che in questo modo nascono l'arpeggio che muove “Sunset Of The Giant”, i cori trasognati che richiamano l'attenzione dell' ”Albatros”, il crepuscolo più notturno ed elettrico di “()” in “Tide” o la power ballad di più ampio respiro strutturale e melodico di “Pyramid”. L'elettronica dei synth non viene disdegnata dai ragazzi, sia per creare quell'avvolgente senso progressive, ma anche per lasciarsi andare a maggiori contemplazioni ambientali, come nella conclusione di “Sedna”. Il tutto condito da testi che tradiscono una forte ricerca mistico-letteraria, utilizzando tali nozioni come pretesti per puntare lo sguardo sul nostro esistere quotidiano, come nel caso della da poco menzionata “Sedna”, nome che deriva dalla divinità indù degli oceani che punisce l’uomo per l’incuria con cui tratta il nostro pianeta.

Il pregio di un disco come “Birth Of A New Childhood” è che non solo soddisfa appieno questa urgenza di ritrovare un sentimento di genuina spontaneità espresso nel titolo dell'opera, ma lo fa con composizioni che riescono a tenere incollata l'attenzione di noi ascoltatori, coinvolgendoci in esaltanti sali-scendi che, alle nostre orecchie, non sono tecnici, ma espressione delle nostre emozioni.

E si perdona con una certa facilità a questi ragazzi l'eccessivo barocchismo di una “Senses” (classico brano in cui si ricade nella classica trappola dell'autocompiacimento dell'essere “post”) nonché un'armonizzazione vocale che richiede una maggior cura (la stessa che, peraltro, si ritrova in sede strumentale), poiché i Kisses From Mars ci dimostrano, con questo debutto ufficiale discografico, che anche in Italia è possibile portare l’espressionismo rock ai massimi livelli di contemplativo entusiasmo.

Buona nuova infanzia a tutti!
- SPAZIO ROCK


"BUSCADERO"

"...forse bisognosi di scrollarsi qualche ingombrante referente, ma gia cosi avviati verso una promettente carriera" - BUSCADERO - Novembre 2011 - BUSCADERO


Discography

2008 - (once upon a time) Down in a White Peacocks House

2010 - Sunset of the Giant (Disco Dada) - EP

2012 - Birth of a New Childhood (Disco Dada)

Photos

Bio

La psichedelia/Rock, sapientemente rivista con grande personalità, è l'idea alla base del sound di questa band, che scrive musica e testi (in inglese) in maniera assolutamente originale.
Kisses From Mars nasce nel 2004 e, dopo lunga gestazione, pubblica “(Once upon a time) Down in A White Peacocks House” nel 2008; un Ep totalmente autoprodotto, registrato e mixato da Andrea Lepri (compositore e autore con laVis, Radis, Palustre e fonico RAI ) che ottiene un ottimo riscontro sia dalla stampa locale che da quella specializzata.

Nel 2009 inizia la collaborazione con Disco Dada Records che porterà all’uscita, nel Febbraio 2010, del secondo lavoro, intitolato “Sunset of the Giant”, EP promozionale registrato e mixato da Gianluca Lo presti (Nevica Su Quattro Punto Zero) e Lorenzo Montanà (Tying Tiffany, Simona Gretchen etc) negli studi dell’etichetta, che anticipa la pubblicazione di “Birth Of A New Childhood”, primo album ufficiale.

I quattro componenti della band nascono tutti come chitarristi e nel live spesso si alternano agli strumenti.

I testi di Kisses From Mars parlano di cambiamenti, dell'evolversi delle situazioni per approdare a un nuova era, come il titolo stesso del nuovo disco fa presagire; “Birth of a New Childhood”, appunto, la nascita di una nuova infanzia intesa come rinascita verso un cambiamento epocale.
“Sunset of the Giant”, brano strumentale, allude alla caduta del “gigante”, la società dei consumi destinata a un inevitabile collasso.
“Sedna” è il nome di un pianeta scoperto da pochi anni, ma anche la divinità Inuit degli oceani che, adirata contro gli uomini che stanno perpretando la distruzione del suo regno e dei suoi abitanti, li punisce con tsunami e inondazioni.
“Pyramid” parla delle piramidi intese come disegno magico e divino.

Altri testi sono piu onirici e visionari come “Senses” che parla, appunto, dei nostri sensi o “Tide” , viaggio consapevole all'interno della psiche.

Dal vivo, quando è possibile, la band si avvale della presenza di una ballerina che interviene tra il pubblico per rappresentare col suo corpo i suoni generati sul palco.

Kisses From Mars predilige la comunicazione attraverso i suoni rispetto a quella attraverso le parole.