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Music

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"Milk White - Cigarette Crimes"

Un gruppo che si fa vivo prepotentemente sulla scena italiana, dopo pochissimo tempo dal suo debutto nel 2009. Eccoli già vincitori di premi online (Garage su Myspace, 4° posto; e QOOB TV, 1° posto) e di concorsi nazionali. L’attività live intensa li ha già visti girare l’Europa con presenze in Francia, Belgio e Olanda ed aver aperto per molti gruppi tra i quali i Glasvegas a Roma.
Anche i media li hanno in breve tempo degnati di attenzioni particolari, soprattutto da Rai 1, Rai 3 ed in particolare la trasmissione di Radio Rai 1 “DEMO”.
Vede ora la luce il loro primo lavoro, “Cigarette Crimes”, un album grintoso che esprime tutta la loro voglia di farsi notare e trovare uno spazio nel panorame new rock italiano ed internazionale.
E’ difficile classificare la loro musica in un genere, è un rock con influenze punk, pop, dark ecc; in alcuni momenti ricordano gli Evanescensce o gli White Stripes, e scusate se è poco.
Le canzoni si susseguono tra rabbia, grinta , energia e momenti più introspettivi con sfumature dark. Un senso di angoscia si avverte tra un brano e l’altro, pronto dietro l’angolo ad apparire d’improvviso regalando al disco alternanze di malinconia ed energia esplosiva.
Ottima la produzione e gli arrangiamenti mai banali che regalano al disco un sound personale. La voce femminile ben si adatta al genere, ed è una fortuna che non ricordi nessun altro ma abbia un proprio stile. Da ricordare che l’album dei Milk White viene prodotto e seguito artisticamente dai Velvet. Un buon primo lavoro per un gruppo di cui sentiremo ancora parlare e che è ad un passo dal trovare un sound personale inconfondibile.

Ivan Nossa - EXTRA MUSIC MAGAZINE


"Milk White - Cigarette Crimes"

Ascoltando l'introduzione a questo cd suona molto strano scoprire che la band in questione arriva da Roma e dintorni. I Milk White hanno un marcato accento newyorkese, non nascondono influenze soniche dell'ultima avanguardia rock proveniente dalla grande mela, energia e tecnica da fuoriclasse racchiusa in Cigarette Crimes, l'album di debutto.
Il quartetto si è formato soli due anni fa e ha salito le scale del consenso generale più gradini alla volta, riuscendosi ad assicurare passaggi ripetuti su radio nazionali e internazionali. I live sono l'officina dove i MW hanno creato, modellato, realizzato il loro suono e dove la band è riuscita a stringere un magico e forte legame con il pubblico. Cosa si vuole di più da una giovane rock band?!
Tornando al principio il cd inizia con una bella serie di feedback con tanto di rullate e parlato, Fake Tan, fa ballare sotto il palco mentre i nostri eroi si esibiscono correndo, saltando, sputan#@%!
La seconda traccia Cigarette Crimes dà con pieno merito il nome al disco, rappresenta pienamente il suono e l'attitudine al genere dei Milk White. La chitarra di Stefania Imperatori apre la canzone con un riff da far impazzire di gioia la gioventù sonica, Erika canta con emotività, grinta e sano entusiasmo! La sensualità suonata e cantata dai Milk White è un gioco che si mescola con la pericolosa trasgressione di baci assassini.
Il disco stupisce per energia, idee, ma anche per il maturo controllo che dimostra nei momenti più riflessivi ed intimi.
On My Way è una dolce ballata dalla forte personalità scandita dalle parole di Erika e poi A Good Tea esprime la musicalità che ricorda gli anni '90 di Seattle. Disco piacevole che lancia nel pieno del mercato rock internazionale i Milk White, band di sani principi, di rispettosa onestà creativa e tanta tanta ricca energia!
- SOUND36


"Milk White – Prague (MyGeisha Records)"

Prima di ascoltare i Milk White, preparatevi a spazzare via la polvere dell’indie carino e saltellante e nasconderla sotto il tappeto. Mettete su Prague, il primo lavoro della band romana prodotto in collaborazione con MyGeisha Records, ma siate consapevoli che nessun riff tenero di chitarrina verrà a dirvi che va tutto bene. Anzi. I Milk White sono cattivi, a tratti freddi come un cecchino, caldi, semmai, solo come il fuoco della rabbia che sale prima di una rivoluzione. Con la prima traccia, A hommage to (Niki), ci si imbatte nella prima particolarità del gruppo, la voce femminile di Erika Giuili, sostenuta dal basso di Malosangue, che ricama le note sul basso come un tessuto pregiato. Se Bob Dylan fosse stato donna probabilmente avrebbe cantato così. Dopo un attacco senza mezze misure, si passa a One Night Stand; il ritmo serrato di basso e chitarra che si intrecciano in una melodia accattivante, accompagnando l’avanzare sensuale e pericoloso della linea vocale (scuola Kills), fino a coinvolgere la batteria ticchettante in un gioco di ritmo perverso che non uscirà più dalla testa. L’esplosione dell’Ep si ha su Prague (is not that far): le atmosfere gelide e spoglie evocate dal titolo vengono riprese all’inizio della canzone, gli strumenti si trascinano apparentemente confusi, riportando tacitamente un omaggio (ben costruito, affatto scontato) ai Velvet Underground più sporchi e cattivi. Su Western Ballad la chitarra di Stefania Imperatori si fa più grunge, un tocco dark-underground che scuote nel profondo, e non si immaginerebbe mai una ragazza a sostenere certi ritmi. Cold è la penultima canzone: una ballata dai toni cupi tutt’altro che romantica o malinconica. I Milk White insegnano che se qualcosa va storto, devi imparare a rialzarti da solo.
Chicca del disco è l’ultima traccia: una seconda versione di Prague (is not that far) mixed by Paolo Mauri. Avete presente gli Afterhours e Verdena? Ecco.


Olga Campofreda

http://www.freakout-online.com/demo.aspx?iddemo=1052 - FREAKOUT MAGAZINE ONLINE


"MILK WHITE - Prague"

anno di pubblicazione: 2009
genere: indie rock
tracklist: 1. A Hommage To (Niki) / 2. One Night Stand / 3. Prague (Is Not That Far) / 4. Western Ballad / 5. Cold / 6. Prague (Is Not That Far) - Mixed By Paolo Mauri

I Milk White sono un quartetto romano perfettamente au-pair (due ragazze alla voce e alla chitarra, due ragazzi al basso e alla batteria), figli della no wave e dell'indie meno addomesticato e più minimale. Il loro EP intitolato Prague presenta cinque canzoni (di cui una in doppia versione) che sanno un po' di Sonic Youth, un po' di Kills e un po' di Teenage Jesus & the Jerks, di tante idee affascinanti e di poche preoccupazioni tecniche. Brani abrasivi e ruvidi, dalla struttura piuttosto semplice ma che riescono a colpire nel segno, piccole suites sbilenche per chitarre sferraglianti e mugolanti e una voce che proprio in virtù della sua noncuranza sa essere sensuale come l'ugola di Karen O comandata dal cervello di Lydia Lunch. Caldamente consigliati agli avventurosi ascoltatori che l'indie rock lo preferiscono duro e puro e non edulcorato da MTV. Bravi Milk White. Continuate così!

http://femmerock.altervista.org/demoreviews/m.html - FEMMEROCK


"Milk White – Prague mcd (Autoprodotto, 2009)"

Ho tra le mani l’EP di debutto di questa 2 boys/2 girls band capitolina che ho avuto occasione di ascoltare dal vivo recentemente, e lo metto sul piatto molto volentieri, anche perché a mio avviso i Milk White sono il tipo di gruppo su cui non ci si può fare un’idea precisa senza arricchire il puzzle con un’incisione da studio. Sostanzialmente propongono un garage rock sui generis, fortemente debitore nei confronti degli Stooges di “Fun house” (ritmiche quadrate e ossessive, linee cantate per nulla ermetiche e in qualche modo impantanate in un impianto sonico fangoso), ma anche caratterizzato da evidenti influenze indie, riconducibili in larga misura agli anni novanta. Quello che sicuramente fa la differenza è la voce di Erika “Black Feather”, particolare e spigolosa quanto basta, unita alla sua innata capacità di tenere il palco.

Pezzo preferito, nel mucchio: “One night stand”. Prague, in definitiva, è un disco ben fatto e ben prodotto, che – pur non avendo parentele, se non alla lontana – col più ruvido e veterano universo di bands come Motorama o Intellectuals, non mancherà di suscitare l’interesse dei dannati punk-rockers di orientamento ’77. Il prefisso autoinflitto “art”, che un tempo apparteneva a bands come Television, Velvet Underground, Pere Ubu, me li rende più simpatici. Pollice in alto.

[Simone]

http://lamette.it/modules.php?name=Live_News&func=LiveNewsView&nid=1804 - LAMETTE


""Prague" - MILK WHITE"

"Prague"
MILK WHITE

2010
voto: 8 / 10

Laziali, spregiudicati e fortemente indipendenti, i Milk White pubblicano per MyGeisha Records, “Prague”, un condensato preciso e puntuale di bassi vigorosi e chitarre ipnotiche, su cui la vocalità americaneggiante, aspra, new wave e affascinante di Erika Giuli sembra emergere dal delizioso marasma sonoro ricreato dalla band tra fascina ioni industrial, un rock fortemente emotivo e contemporaneo e crescendo emozionale da applausi.
A Hommage To (Niki) è acida, graffiante e sprezzante, mentre colpiscono le variazioni vocali in One Night Stand e l’assoluzione mefistofelica ed allucinante di Prague (is not that far), il rock composto di Western Ballad e la delizia post industrial, post goth, post rock e post wave di Cold.
Trionfanti (ma pochi) brani magmatici, che addensano un entusiasmante contrasto tra suoni e voce, in pesanti influenze perfettamente calibrate e ricreate.
Bravi, esterofili e originali: da esempio!

Tracklist:
1) A Hommage to (Niki)
2) One Night Stand
3) Prague (Is Not That Far)
4) Western Ballad
5) Cold
6) Prague (Is Not That Far) – Mixed by Paolo Mauri

Web: www.myspace.com/milkwhite1



di Ilaria Rebecchi

http://www.soundandvision.it/blog.php?id=346&filter=2 - SOUND AND VISION


"MILK WHITE: Grunge-Stoner da Roma"

MILK WHITE:
Interessante quartetto romano al 50% femminile, e questa è decisamente la loro forza. La voce di Erika Giuli graffia le orecchie e con personalità ti tiene incollato alle loro canzoni.
Brano consigliato: “One Night Stand”

http://spaghettioverdrive.wordpress.com/2009/06/27/milk-white-grunge-stoner-da-roma/ - SPAGHETTI OVERDRIVE


"Sotterranea: vincono i Milk White di Roma"

Si è conclusa la diciassettesima edizione della rassegna rock organizzata da Franco Cameli. Ad essere premiati sono stati anche due gruppi sambenedettesi: The Lotus e La Fabbrica dei Sogni di Carta

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Conclusa la diciassettesima edizione di Sotterranea, il Festival Nazionale del Rock Emergente di San Benedetto.

Sabato 25 aprile sono stati assegnati dodici i premi che i giudici alle otto band in gara. La giuria era composta dal Direttore Artistico Franco Cameli, dai compositori e musicisti Alex Cantatore, Giacomo Antonini, Gavrjel Pardi e dalla giornalista del Corriere Adriatico Alex Licciardello.

A vincere sono stati i romani Milk White, ovvero Erika Giubili, Massimiliano Amoroso, Stefania Imperatori e Gianfranco Vozza, che già si erano fatti notare, nella serata precedente, per la carica e per la qualità dei pezzi presentati, e soprattutto per la sua grintosa leader Erika.

Tutti i gruppi finalisti, ora, parteciperanno all’incisione del Cd Compilation Sotterranea 2009, prodotto da AssoArtisti dell’Adriatico.

L'appuntamento ora è per la diciottesima edizione, quando Sottterranea Rock diventerà maggiorenne.

Ecco le categorie ed i gruppi vincitori:

primo Classificato: Milk White di Roma, con l’assegnazione di un premio in denaro di 700 euro, messo in palio dalla Full Mobili di Martinsicuro.

http://www.sambenedettoggi.it/2009/04/30/72393/sotterranera-vincono-i-milk-white-di-roma/ - SAMBENEDETTO OGGI


"Mojomatics + Milk White @ Circolo degli Artisti"

Hanno aperto il live i Milk White, quartetto che avevo già avuto modo di ascoltare dal vivo, che si definiscono “art garage e silky noise”. Questa descrizione mi sembra più che azzeccata, ma aggiungerei anche che ho notato in loro una lieve contaminazione punk e qualcosina di grunge. Proprio ieri sera hanno festeggiato il loro primo anniversario: la band nasce infatti nel 2009, anche se il progetto era precedente, nato dalla mente della sola cantante, Erika Giubili. Buon sound, un’apprezzabilissima front-girl che sa muoversi con agilità sul palco, coinvolgendo il pubblico senza eccedere in atteggiamenti da rocker forzata (come spesso si vede in altre formazioni, soprattutto quando c’è una donna-leader), elegante, simpatica e con un’invidiabile grinta! In particolare segnalo “Cold”, con cui hanno concluso il live, un finale pacato, arpeggiato, sussurrato e a tratti urlato, ma sicuramente di grande effetto.

http://www.urloweb.com/rubriche/rumori-di-fondo/1869-mojomatics--milk-white--circolo-degli-artisti.html - URLOWEB


"MILK WHITE - PRAGUE"

"Quanto dista la Regione Lazio dallo Stato di New York? A sentire questo lavoro dei Milk White si direbbe non poi così tanto. Pubblicato dalla MyGeisha Records e suonato da Erika Giuli (voce e chitarra), Malosangue (basso) e Stefania Imperatori (chitarra), con l’aggiunta di Skammy dietro le pelli, questo “Prague” si distingue infatti per i suoni accurati, che lo elevano una spanna sopra molte odierne produzioni indipendenti.
”A Hommage To (Niki)”> parte pesante volando su un riff di basso trascinante, subito imitato dalle graffianti chitarre in un magma bollente da cui voce di Erika si alza fredda come una lama a creare quel contrasto che caratterizza i Milk White. E che testimonia l’ottimo lavoro fatto per far emergere la voce della cantante e non imprigionarla nel suono potente sprigionato dalla band.
In ”One Night Stand” diminuisce il ritmo, ma non l’intensità emotiva. La voce di Erika si fa più ammiccante, mentre il basso di Malosangue insiste su una sola nota, tracciando la pista per il climax finale.
Basso in primo piano anche nell’incipit di ”Prague (is not so far)”. Il ritornello accattivante è scandito dalle chitarre sporche e curatissime allo stesso tempo, che dopo aver ricamato dissonanti nella strofa accompagnano la voce di Erika che finalmente esplode in tutta la sua potenza, regalandoci uno dei momenti più riusciti di questo lavoro.
”Western Ballad” resta sospesa come una minaccia, un brano che con altri suoni avrebbe potuto essere “grunge” alla Melvins, e invece sceglie di seguire il percorso dei Milk White e di agganciarsi ad una linea melodica su cui la voce di Erika si arrampica inafferrabile nel ritornello. Bellissimo il “bridge” dove l’ottimo lavoro fatto in studio emerge prepotentemente. Il backmasking rende ancora più presente quella sensazione di minaccia che, come detto, è la forza di questo brano. Meglio tenere le pistole cariche.
”Cold” vive del contrasto tra l’atmosfera intima della strofa ed il ritornello urlato e distorto. Baciami o uccidimi: i Milk White dimostrano di poter essere ammalianti e tragici allo stesso tempo, e di riuscire a trasmettere nell’ascoltatore emozioni contrastanti ed intense.
Ottimo il remix di ”Prague (is not so far)” a cura di Paolo Mauri (Afterhours, Casino Royale, Pitch, Punkreas, Ritmo Tribale, Calibro 35 e tanti altri): il basso è più ruvido, le chitarre più eteree, il risultato è un pugno in pieno volto che ti lascia la sensazione di essertelo meritato.
Non è un caso se questo lavoro ha già suscitato l’interesse di alcuni addetti ai lavori anche d’oltreoceano. Non lasciatevi sfuggire questo esordio che ci presenta un gruppo lungimirante che ha saputo coniugare ricerca sonora e passione vera."

Amedeo Contili - EPHEBIA.IT


"Nuovi successi per la formazione che ha da poco suonato al Circolo degli Artisti in veste di open act ai Grasvegas"

MILK WHITE, BAND CAPITOLINA DAL CUORE CIOCIARO

La band capitolina, vincitrice della nota competizione nazionale “Sotterranea Rock ’09”, ha un cuore tutto Ciociaro.

I Milk White, pur nascendo per impulso della singer Erika Giuli, che inizialmente si esibiva in veste solista, ha di recente assorbito nella formazione il bassista frusinate Massimiliano Amoroso che insieme a Stefania Imperatori e Gianni Galadini hanno chiuso una formazione che in brevissimo tempo sta collezionando su tutto il territorio nazionale una serie importante di appuntamenti, tali da proiettarla nel vortice delle band seriamente candidate ad emergere.

Da poco è uscito infatti il loro secondo ep: “Prague”, il cui singolo è stato mixato da Paolo Mauri, il producer che, tanto per fare qualche nome, ha seguito l’avventura sanremese degli Afterhours. CD che peraltro ha da subito attirato l’attenzione degli addetti ai lavori e, ben recensito, è in programmazione in diversi network, anche stranieri (America e Canada).

I Milk White, a pochissimo dalla loro formazione (primi giorni del 2009), possono già dirsi: semifinalisti di Italia Wave (Roma), finalisti del Black Out Festival (Prato), finalisti del 3D Contest (Siena) e, come detto, vincitori del contest nazionale Sotterranea Rock ottimamente coordinato da Franco Cameli in quel di S. Benedetto del Tronto.

Presto (lo sperano tanto) un disco e un video: “ Ancora nulla è certo, ma diversi referenti di caratura europea sembrano essersi fatti avanti - ci dicono scaramantici – per noi è già importante che se ne parli”.

Intanto hanno da pochissimo suonato al Circolo degli Artisti (il live club per eccellenza della Capitale) in veste di open act ai Glasvegas, band che sta letteralmente spopolando in Europa tra il pubblico più giovane.

Seppur emozionata, la formazione è già avvezza ad aperture di un certo cabotaggio, avendo infatti già suonato in apertura a gruppi internazionali come Eight Legs (noti per l’apertura alle sfilate di Dior), Black Time, Phoebe Kildeer & the Short Straws ed importanti esponenti dell’underground italiano quali Il Teatro degli orrori e The Niro. - LA PROVINCIA


"Milk White interviewed by Olga Campofreda"

Centocinquanta, le band emergenti italiane che hanno partecipato al contest della Redbull. Sulla vetta l’ambitissimo premio: le chiavi di un tour bus per scorrazzare in giro per la penisola a suon di concerti. Tre i finalisti, selezionati da una giuria di specialisti, tra cui i Linea 77. Poi, finalmente, un nome: Milk White, vincitori del Redbull Tour Bus lo scorso 18 giugno al Pop Corn Club.
Dai palchi dei rock club di Roma a quello di Marghera (VE), questi giovani ed energici musicisti con la passione per il rock and roll sporco e cattivo sono partiti per un tour italiano inaugurato il 16 luglio, durante la seconda data del Neapolis Festival.
In un’intervista tenuta in una saletta bunker a Roma, fuori dal tempo, Erika Giuili (voce-chitarra), Max Amoroso (basso), Stefania Imperatori (chitarra) e Gianni Galadini (batteria) ci raccontano fra le righe perché non dobbiamo assolutamente perderli di vista.

Cosa caratterizza i Milkwhite come gruppo?
Erika:non si potrebbe dare una definizione sola, sarebbe limitante. A ciascuno di noi piace pensare che il progetto Milk White sia qualcosa di non propriamente classificabile né ascrivibile sotto un’etichetta troppo definita. Facciamo quello che ci piace nel modo in cui ci piace di più…le suggestioni garage rock a cui attingiamo sono solo un filtro attraverso cui passa tutto il resto. Energia, soprattutto.
Max: In ogni caso abbiamo una linea ideale di riferimento, diretta principalmente verso un sound di tipo newyorkese: dai Velvet underground agli Yeah yeah yeahs, passando per i Sonic Youth.
Come nascono i Milk White?
Erika: Io posso definirmi la madre fondatrice del gruppo. Avevo iniziato con un progetto solista, mi sembra siano passati tantissimi anni, invece si tratta di due anni fa circa. Dopo l’apertura a The Niro al Musicdrome di Milano ho iniziato a cercare una band. Suonare con una band di supporto è diverso…ci si sente più forti ed il risultato è qualcosa che non conosce la fragilità. Ho incontrato Max una sera a Roma, in veste di produttore (My Geysha Records) e da lì abbiamo pensato di lavorare insieme. Veniamo tutti da esperienze musicali diverse…questo è in parte la forza del gruppo.
Max: Gianni (Galadini, batteria, ndr) per esempio ha collaborato con Battiato!Diciamolo…
Gianni (sorride): tutto vero. Ho sempre pensato che la musica sia molto più che una passione. Ho studiato la batteria a lungo, frequentando anche molti seminari. Nel 2006 ho superato la selezione per l’orchestra Musicorienta, organizzata da Vittorio Nocenza e Franco Battiato.
Max: …Stefania è invece l’anima grunge del gruppo, anche lei con numerose collaborazioni precedenti con gruppi di Roma e provincia. L’ho trascinata io nel progetto Milk White, dopo la mia esperienza con gli Ilona Overdrive, dei musicisti di cui ho grande stima.
Qual è la vostra esperienza come band emergente? In soli due anni di attività avete un curriculum ricchissimo…
Erika: Estremamente positiva. Il segreto è non aver paura di mettersi in gioco, ma farsi conoscere. Noi abbiamo puntato molto sui contest, sul lavoro attraverso i social network. Abbiamo sfruttato anche il canale radio: i nostri pezzi sono stati su radio 1 rai, radio 101, radio città futura e molte altre, senza contare i canali americani che ci tengono costantemente nella programmazione. Abbiamo moltissimi amici che ci supportano (e ci sopportano) e il passaparola in rete è una risorsa preziosa.
A proposito di contest, Milk White vincitori del Redbull Tour Bus. Cosa commentate?
Erika: Favoloso. Il giorno delle finali è stato praticamente il giorno perfetto. Siamo arrivati a Mestre in aereo, abbiamo partecipato a shooting e interviste supportati da un’organizzazione veramente professionale…e poi il live, prima del concerto dei Linea 77. Suonavamo con altri due gruppi, i Resando e i Nerd Follia. Sono entrambi molto bravi e la nostra vittoria non la sentivamo per nulla scontata. È stata una sorpresa sentire il nostro nome alla fine.
Il Redbull tour bus è un’occasione perfetta per anticipare al pubblico quello che troverà nel vostro disco, di prossima uscita. Qualche anticipazione sull’album?
Stefania: E’ un disco che nasce da una collaborazione importante, perché ci sono i Velvet come produttori artistici. Abbiamo registrato presso il loro studio, partecipando tutti attivamente, sia in fase di produzione che in fase di missaggio.
Max: La sintonia è stata grande. Dopo il loro debutto pop con le majors, i Velvet hanno avuto una forte evoluzione verso l’indie. Noi avevamo le nostre idee e loro gli strumenti e i consigli adatti per realizzarle nel modo che ci è sembrato il migliore. Ci hanno fatto un po’ da fratelli maggiori… l’album sarà presentato il prossimo autunno, si chiamerà Cigarette Crimes: dodici tracce di noise e ballate rock.
Che prospettive avete come band dopo aver raggiunto traguardi così importanti?
Max: per adesso la vittoria del redbull tour bus contest ci ha dato la possibilità di partecipare al Neapolis Festival. Questa è una tappa fondamentale che ci avvicina alla realizzazione di uno dei nostri obiettivi principali, quello cioè di suonare nei festival italiani ed europei più in vista. Il Neapolis è un grande baluardo del sud Italia, è l’unico festival che riesce ad attirare grandi nomi della musica che altrimenti difficilmente sarebbero approdati al di sotto di Roma.
Erika: continueremo a mettercela tutta, per ora siamo in cerca di una Label, un’etichetta che possa accompagnarci attraverso tutte queste esperienze, la musica è la nostra priorità su tutto.

Official Web Site
www.myspace.com/milkwhite1

Video
guarda i video
http://www.youtube.com/MilkWhiteTV
- FreakOut Magazine Online


"Vedi Neapolis e poi muori"

di Stefano Cuzzocrea

Il buongiorno si vede dal mattino. E se ci sono 40 gradi, nonostante il caldo, non si può obiettare. Si parte. Da sud verso nord, in direzione Neapolis. In macchina barzellette a gogò. Equipaggio composto da 4 persone, non un inglese, un francese, uno spagnolo e un italiano, ma tutti autoctoni peninsulari. C’è The Niro che racconta ad Angelo la favola del successo internazionale, introducendo la vicenda di “C’era una volta in America Myspace, i concerti e la Universal”, a telecamere in funzione. Il dj Fabio Nirta è il cocchiere. Intanto, chi scrive ha il compito di riportare fedelmente che l’Opel Corsa non si è mai ritrasformata in zucca, neppure dopo la mezzanotte. Del resto non ce ne saremmo accorti, rapiti con tutti e 5 i sensi, dispersi nella folla, in quello che è stato il festival più divertente allestito ai piedi del Vesuvio.

The Niro arriva in ritardo al check. Colpa dell’auto e degli irresponsabili compagni di viaggio. Fortunatamente il suo tour manager, intanto, è presa da altro, ovvero domandare a google se davvero Umberto Smaila e Fanny Cadeo siano rimasti vittima di un incidente, come da diversivo Nirta. Il gioco è fatto. E partono i live. Il suo si svolge sul tetto di un bus, allestito dalla Red Bull, grazie al quale si riempiono i cambio-palco di ospiti eccezionali. L’idea è geniale e pratica. E Davide, bombetta in testa, canta con voce chiara e deliziosa, in barba ai delay e alle tabelle di marcia handicappate dall’Autostrada del Sole.

Sul palco grande iniziano i Does It offend You Yeah?, il live più fresco della due giorni densissima. Il sole è cocente ma la gente si dimena lo stesso, restando a galla tra quelli che i Jalisse avrebbero definito “fiumi di sudore”. Al quinto brano in scaletta, ce la si prende con Babbo Natale, che anche quest’anno non ha messo sotto l’albero il dono dell’ubiquità, nonostante l’ennesima letterina olografa, così ci si perde metà concerto per ascoltare la conferenza stampa dei Carbon Silicon.

Tony James parla poco e sembra un turista diretto verso la piazzetta di Capri. Jassie è al terzo concerto con la band e, oltre ad essere un bel ragazzo (e se ha una sorella si spera di incontrarla succinta), è il figlio di Ronnie Wood dei Rolling Stone. Mick Jones tiene banco. Sorride sempre (con un coraggio temerario da dentatura decisamente imperfetta). Chiarisce che per lui la musica andrebbe regalata e gli piace l’era degli mp3. Aggiunge: “Tanto io carriera e qualche soldino li ho già nel curriculum”, poi si stanca elegantemente delle domande ridondanti su questa faccenda e, ridendo, minaccia che magari adesso “il gruppo potrebbe anche iniziare a non rilasciare più canzoni gratuitamente, visto che sembra un comportamento tanto strano”. La performance è valida, ma priva dei fasti di passati così gloriosi. Tutto scorre senza grossi entusiasmi. Il pubblico si sveglia in viaggio sulle note di Train in Vain ed esulta su Should I Stay or Should I Go, tanto che qualcuno potrebbe ingaggiare i Carbon Silicon per lo spot del Superenalotto, domandando a Mick “ti piace vincere facile?”. Se così fosse, lui non la prederebbe male: è la star più tranquilla del cast e non offusca per niente l’ormai mitologica coerenza del Clash, anzi.
Jones si mischia ancora al pubblico come 35 anni fa. Balla sotto il palco mentre suonano i Gang Of Four. Loro sono devastanti. I backliner hanno un gran da fare a rialzare aste e microfoni, mentre la band è una furia. Chi non li ha mai visti dal vivo resta estasiato, rapito, privo di forze nel paragonarsi a chi ha ancora la passione degli esordi. La loro scheda tecnica prevede un microonde, usato come percussione fino alla distruzione, come da copione. Lo show si protrae più del dovuto, tra le ire del responsabile di palco. Ma bisogna capirli: quelli della gang passeranno il resto della serata a lezione di vini e parolacce italiane, con l’ingordigia dei curiosi senza limiti, confermando l’indole rock’n’roll anche fuori dalle scene.

E tutto vira verso la dance. Prima, il dj-set degli Stereo Mc’s, che rinnegano i 90 fino al punto di far sembrare la loro hit migliore disconnected più che Connected. Ma capita anche nelle migliori famiglie. Quella di Fat Boy Slim comprende il figlio di J.R., o almeno così sembra, guardano il copricapo del suo tour manager, vittima di Dallas e di sogni da rodeo. Norman è sempre lui però. Fa ballare le masse. Suona di tutto, dagli House Of Pain di rito fino ai Gorillaz (celebrati più volte in scaletta), infarcendo le casse dei suoi più ovvi successi, remixati e ingioiellati per l’occasione. Si spengono le luci qui sul palco, come avrebbe detto Antonello, ma quanti amici intorno, si concorderebbe con lui accompagnandosi allo staff del festival, vera perla della rassegna, che brilla anche nei momenti di stress acuto e fornisce una collaborazione e un’ospitalità che lascia dormire sonni tranquilli.

Postumi da luppolo a parte, il secondo giorno, infatti, si è più riposati. The Morning Benders hanno un live al miele. Un’armonia che col tramonto diventa poesia. E i Beach Boys sarebbero fieri di loro. Troppo eleganti e sobri per avere cose in comune con la scena drugapulco della loro California. Hanno di certo più affinità con The Drums, sebbene, in conferenza stampa, dopo fraintendimenti dovuti appunto al punto G, dichiarino di apprezzare le melodie dei conterranei giovani glo-fi molto più che il low budget. Sono belli, bravissimi e molto simpatici, peccato che, nonostante restino in giro fino all’alba, non riescano a coronare i loro sogni d’amore estemporaneo e partenopeo. Sarà per la prossima volta, dopotutto hanno ancora solo 20 anni.

Veniamo a quelli che giocano in casa. Il nuovo assetto degli Atari è forte. Quello che sarà il loro futuro album suona molto bene dal vivo. Tutto talmente cool che le vecchie hit stonano, e si tratta di pezzi che hanno fatto prigionieri ad orde. Le direzioni intraprese, quindi, si muovono su strade da seguire con attenzione, questo adesso è decisamente certo. E gli altri napoletani? I 24 Grana sono inoppugnabili: come si fa a dire più di quanto abbia urlato il loro pubblico? Ci penserà Steve Albini, tra qualche girono, in studio ad aggiungere tasselli ad una carriera ormai consolidata.

Sul bus i più accattivanti sono i Milk White. Erika è sexy, dannata, angelica e molto rock’n’roll. In più la band è sensibile alle suggestioni della musica intesa a 360 gradi: dedicano un pezzo a Dj Marcio; della sua tragica scomparsa si ha, difatti, notizia durante il festival ed è l’ unica nota stonata in una rassegna fatta di pizza, amore e fantasia, oltre che di 1.000 suoni differenti.

Ma qual è l’apice? Chi ha già visto Jamiroquai dal vivo non può negare che sentirlo a Napoli è un’altra cosa. Sta città è troppo funk, si commentava sul twitter di Rolling Stone durante lo show. Ventimila persone cantano tutte le canzoni e battono le mani a tempo, senza ordini dal palco. Spontaneità e soul. Entusiasmo e balli sfrenati. Lui, il leader, invece, addobbato sempre da capo indiano, è visibilmente appesantito. Si muove molto meno del solito. Ma non è stanco: portarlo giù dalla scena è un’impresa, si diverte troppo. Anche Jason K è vittima della rassegna. Del resto, come si può resistere a quello spirito d’armonia? Si è sempre a caccia del nuovo, ma spesso gli antichi hanno ragione. Qualcuno diceva “vedi Neapolis e poi muori” e aveva ragione. Anche se spero di essere ancora in forze per la prossima edizione, già mi mancano le frittatine di maccheroni... - Rolling Stone Online


Discography

- THE PLASTIC ONE (Demo)

- PRAGUE (EP)

- CIGARETTE CRIMES (Album)

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Bio

Early 2009. Two girls and two boys met and create the”Milk White”, a brand new band which takes the name from the front-woman Black Feather (Erika) old solo project. They immediately (January ’09) released a 5 tracks EP called “Prague” which includes a double version of the title track, mixed by Paolo Mauri (Afterhours and a lot more Italian alternative bands master producer). They played 4 contests, reaching the final steps of them all. They have a good feedback from people and press. Notwithstanding that it seems like they won an important Italian Contest “Sotteranea Rock Festival” (with a following interview in a public television). Milk White were the guests in some local network and they were also selected on the web as an interesting band by NME and Myspace homepage: even if we wouldn’t define a pure garage band, at the moment we are at 4th place in the genre chart. They were also selected by QOOB TV (MTV digital factory) and reached the 1st place in the most voted songs ever (june 2009). In few months, they get a constant live activity, loads of gigs with important head liners like the GLASVEGAS that was a great sold out show! Soon there will be an official video produced by V-idea and first gigs abroad (France, Holland and Belgium). Great feedback from UK and US (they are played in different network, we love to remember Radio Volta). Milk White have recently being appreciated also at the Stereolab Festival (south Italy) winning the best song and best performance awards and Gianni was awarded as the best drummer. In the last few days(september '09) they released on QOOBTV "She's so drunk" a new single co-produced by the Velvet . From this collaboration Milk White started to record their debut album on Velvet's Studio. The album "CIGARETTE CRIMES" has been realesed on January 25th 2011, under the Label "CoseComuni", distribuited nationally by "Halidon" and published by "Metadron Group". The video of the first single out "Cigarette Crimes" is broadcasted on the main italian's music channels, like Rock TV and Dejeey TV. The band is ready now to promote his music around Italy's and Europe's Stages!