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Music

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Press


'C'è dell'ingenuo sanguigno già nelle prime note d'apertura di questo primo album. Si danno da fare questi toscani, attivi nei live, nei festival e nelle partecipazioni ad altri progetti. Senza che queste altre attività siano andate a discapito del buon esito che si respira nell' album della giovinezza. E se le prime tracce lasciano già intendere il buon livello di proposta, con 'October Sun' si tocca un bel punto di generosa dolcezza, non melensa, sarà per l'ottima melodia, per la bella voce, partecipe, ma non invadente, accorata ma non diabetica. Sapienti equilibri tra rock emotivo e potente, come in 'Beatiful Things', dove una batteria che non t'aspetti simula quasi un capitombolo senza ossa rotte, e via si riprende, come in una corsa dove ogni passo è una micro esplosione. Dicevamo dell'ingenuità: è sempre un esordio e delle titubanze nella registrazione si avvertono qua e là, ma c'è quella sincerità d'afflato della contemporaneità di grandi come Pearl Jam fusi nella storia r'n'r di Crosby, Still & Nash: detto questo posso fermarmi qui.'

di Elisabetta De Ruvo - rockit.it


'È vero: spesso ricerchiamo in altre nazioni dei gruppi che sappiano soddisfare i nostri gusti musicali, ma è altrettanto vero che, spesso, qui in Italia, siamo provvisti di band davvero valide. Le opzioni dunque sono due: o non siamo capaci a scovarle – cosa che, ovvio, non è facile, visto che non siamo “talent scout” -, o – opzione più probabile – siamo generalmente poco fiduciosi nelle potenzialità dei musicisti sparsi nella penisola.

Succede, poi, che col passare del tempo vengano a galla band giovani, con non troppa esperienza ma con delle buone idee in testa: è il caso dei Novadeaf, gruppo di Pisa composto da cinque ragazzi, formatosi appena da quattro anni, che nel marzo scorso ha pubblicato il primo disco ufficiale intitolato “The youth album”. Il background musicale della band è abbastanza vario, dato che i membri, in precedenza, hanno partecipato a diversi progetti molto differenti l’un dall’altro; questa varietà di tendenze, secondo me, è uno dei loro punti forti, oltre alla precisione e compattezza nel suono: insomma, una band i cui membri sanno cosa vogliono e come ottenerlo.
Visitando il profilo Myspace è possibile notare le loro influenze: The Smiths, Pearl jam, Radiohead; tutti nomi (soprattutto i Pearl Jam) che realmente ritroviamo nelle canzoni dei Novadeaf e che, mescolati insieme alla creatività del gruppo stesso, permettono di ottenere un sound efficace – non esageratamente elaborato, ma non per questo scadente - e ben calibrato, sporco (non sempre) nelle sonorità, ma nel complesso nitido – qui c’è anche un buon lavoro di registrazione -, dove soprattutto il rock e il pop sono in primo piano. Buone sia le dinamiche delle singole canzoni, che quella dell’album, in cui vi sono, non proprio alternativamente, brani grintosi e brani (ballate) decisamente pacati e tranquilli, con atmosfere malinconiche ed un buon uso della voce (le liriche sono in inglese), dove ci si può facilmente commuovere: tra questi, sicuramente spiccano nel loro genere “October sun” e “The cold room”. Sarebbe ingiusto cercare di stilare una classifica dei brani migliori dell’album, visto che non ci sono canzoni che lascino perplessi; al massimo possono piacere di meno, ma nessuna è da scartare, anche perché in tutte è possibile ammirare l’intesa tra i musicisti ed in ognuna c’è qualcosa che sicuramente vi colpirà.

“The youth album” è un lavoro che va apprezzato per intero: un album che sicuramente non annoia, ma che forse ha bisogno di più ascolti per essere gustato in maniera adeguata.
E i Novadeaf? Beh, loro sono una realtà che via via si delinea e che col tempo riceverà ulteriori soddisfazioni. Si spera.'

di Davide Armento
- ondalternativa


Sinonimo d'intelligenze Rock i Novadeaf consacrano con questo "The Youth Album" il loro riuscito esordio discografico. Promettenti e senza esigenza di altezzosi fronzoli il loro sound scorre e non si lascia alle spalle alcun brano, imbrigliando e convogliando l'attenzione su ogni traccia. Memori di quel buon brit/pop-rock da primi posti in classifica e di quel post-grunge dalla evidenziata identità i cinque pisani non si lasciano scalfire da cadute di stile ma mettono a fuoco l'obbiettivo tra accurate intensità in partiture, alternative, mai banali immediatezze e indiscusse capacità tecniche. Pregustando le stuzzicanti irruenze riffate di "Moving Lights" e i permeanti fraseggi in basso di "Pass me by" non potrete più far a meno di andare avanti e lasciarvi divorare dall'inebriante sapore Yorke-iano di "October Sun" e "Car" a cui l'ascolto in stereo a tutto volume ne sottolineerà al meglio le struggenti luminosità. Si cambiano le carte in tavola a metà del gioco ma le mosse migliori non sono finite e tra il forgiato rock di "Beautiful Things" e "The Uncool" si racconta la storia, di quelle impeccabili pellicole grunge, a cui non manca neppure la ballata acustica di "Moonsong". Siamo alle ultime e con "The cold room" dalle attitudini di chitarra e batteria e le spiazzanti delicatezze in personalità vocali di Federico Russo. Ed ecco far capolino una lacrima tagliente che sa di vittoria, quella meritata vittoria che sicuramente non ci farà dimenticare di loro!


Sara Bracco
- Extra Music Magazine


"I termini pop rock e indie al giorno d' oggi possono apparire quanto mai scontati nel definire il genere di un gruppo, ebbene, ascoltando il disco dei Novadeaf queste definizioni mi sembrano le più appropriate, ed entrambe nel loro senso più buono.
Pop rock non inteso come il più classico dei giri di do con melodie facili facili spalmate sopra a orecchio con un ridicolo inglese maccheronico, che pretende il suffisso rock solo perché c'è qualche distorsore alle chitarre, e non si tratta nemeno del solito brit pop risciaquato quindici anni dopo Oasis e co. con ciuffi ribelli e union jack come sfondo sul myspace. I Novadeaf sono il pop delle melodie calde e melanconiche, armonie in minore che fanno da tappeto alla bella voce di Federico Russo, mai scomposta eppure così nostalgica, così autunnale; atmosfere che ci riportano assolutamente vicino alle ballads dei radiohead, quelle di the bends, e penso a pezzi di assoluta qualità come october sun o the cold room (a mio giudizio il pezzo migliore di questo lavoro). E sono rock, il rock, certo sempre inglese, raffinato di gruppi come manic street preachers, o starsailor, in cui il lavoro di studio c' è e si sente, forse non spontaneo, ma non è questo che si cerca. Si cerca (e si trova) piuttosto una sintesi tra diversi stili, c' è un po' di Johnny Greenwood e un po' di Peter Buck, c' è pure un po' di new wave, che riescono a convivere e a far emergere in pezzi come pass me by carica e sentimento, grazie ancora una volta alla parte vocale, mai secondaria, mai di pretesto.
E se la qualità tecnica del lavoro (che provvisoriamente è intitolato the youth album) dei Novadeaf ci sembra degna di uno studio professionale, ebbene si capisce perché anche indie appare a loro un termine congeniale. Il disco è interamente registrato a casa del batterista Ernesto Fontanella, che dopo un accurato lavoro durato circa tre mesi ha portato la band ad un prodotto non innovativo, ma certamente maturo."

di Michele Baldini - Undertrack


'Promettente esordio per i Novadeaf, band pisana formatasi nel 2004 ed arrivata quest’anno all’esordio discografico autoprodotto. Il quintetto toscano è fautore di un rock tirato e incisivo, senza troppi fronzoli intervallato da ballad che hanno il compito di rallentare il ritmo dell’album, ma che non abbassano affatto la qualità del disco. 40 minuti che dimostrano la bravura tecnica di un gruppo al quale non si può che augurare un roseo futuro.
La partenza è a razzo, con “Moving lights“, 1 minuto e 56 giusto che fanno da antipasto a quello che sarà il resto. Rock’n'roll veloce, la cui massima espressione è l’esecuzione live, che ricordano l’esecuzione dal vivo degli Oasis di “The Meaning Of Soul”. Con “Pass me by” il ritmo resta incalzante, in pieno stile Pearl Jam, con il basso di Fabrizio Balest a farla da padrone, soprattutto nell’intro e nella parte finale del brano. “October sun“, tra i migliori episodi dell’album, rallenta il ritmo e il disco inizia a salire di qualità. E’ forse il brano più pop tra i 10 presenti in scaletta, ma è un pop semplice, incisivo che colpisce al primo ascolto. “Car” è di ispirazione “radioheadiana”. L’influenza di “Fake plastic trees” si sente eccome, ma ciò non è affatto un male. La suite strumentale finale di un minuto e mezzo è da brividi ed è uno dei punti più alti che il gruppo raggiunge in questi 40 minuti. Batteria leggerissima, giro di basso e assolino di chitarra stile Radiohead: cosa chiedere di più?
Il pezzo più tecnico è “The uncool“, con basso e batteria protagonisti di 3 minuti quasi nevrotici, isterici ma terribilmente rock’n'roll, ma va bene così. Il miglior brano è senza dubbio “Moonsong“. 4 minuti, con intro arpeggiato, di dense emozioni, brividi e perché no, lacrime. L’incedere calmo, lento e struggente della canzone colpisce dritti al cuore e quasi quasi, durante l’assolo finale, il viso potrebbe bagnarsi con qualche gocciolina proveniente dagli occhi… “Wiser” sembra leggermente scontata, nell’impianto strumentale, ma un piccolo passo falso è pienamente concesso. La chiusura, affidata a “The cold room“, è azzeccatissima. Ritmo rilassante e testo splendido per un disco non perfetto ma sicuramente da promuovere. L’arpeggio finale sembra uscito da un disco degli U2 o dei Bloc Party. Parafrasando proprio quest’ultima, “I won’t sing this song forever”…speriamo invece che il futuro non sarà negativo, come nella frase, ma estremamente positivo.'
di Carlo Beccaccini
- Carloogle


Discography

"The youth album" (2008)

Photos

Bio

As music is a language, and art is communication, universality has always been the goal of project Novadeaf.
Everything began back in July 2004, when Federico Russo, a singer and songwriter, started his search for musicians who were fit for his musical ideas. This is how he came across guitarists Luca Guidi and Lorenzo Marianelli. When bassist Fabrizio Balest and drummer Ernesto Fontanella were added, the picture was complete.
Pretty soon, what stood to reason was that the band’s vitality and real value, not to mention the songs themselves, lied in the incredible connection among the musicians. They all came from different musical worlds; jazz, pop, blues and progressive rock. Thanks to this precious harmony between close but clean cut musical souls, the band members found they had the ability to touch and move a wide range of listeners.
Novadeaf’s music is clear and sharp. Their lyrics are so intimate, it's as if they were pages ripped off of a diary.