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Music

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"recensione disco di Marco Ongaro"

“Esplosioni nucleari a Los Alamos” si presenta perfettamente sin dalle immagini della copertina e del libretto. Il progetto grafico ha previsto l’uso di fotografie che rappresentano alcune sculture di autori contemporanei iperrealisti, proposte nel contesto delle mostre in cui sono state collocate. Questa mescolanza di realtà e iper-realtà crea immediatamente un impatto emotivo capace di turbare: dove comincia il vero e dove finisce la rappresentazione? Qual è il punto di soglia che trasforma il reale in arte e la quotidianità in astrazione? Turbamenti analoghi provocano i testi delle canzoni del disco, tutti di Ongaro. La realtà è fotografata senza mezze luci, in un chiaroscuro estremo ed intenso, denso di contrasti e contrapposizioni che istintivamente vorremmo immaginare come frutto dell’esasperazione dell’arte, ma che la ragione ci costringe a considerare come fotografie di un reale drammaticamente probabile. Racconti attuali, costruiti per mezzo di termini consueti, ma capaci di stimolare ragionamenti preziosi che rimandano ad uno spessore culturale, filosofico ed umano non indifferente, anni luce superiore alla media delle produzioni, anche d’autore, italiane. Tutto ciò senza pesare eccessivamente sulla struttura poetica della canzone, mai ostacolata dalla musica, mai vittima dei principi metrici e delle rime. I suoni sono a loro volta densi di suggestione, ora marcatamente rock, ora stemperati in atmosfere cantautorali. Come per il disco precedente le canzoni hanno la capacità, a tratti di colpire immediatamente, a tratti di farsi apprezzare col tempo, di rifiorire nuove dopo molteplici ascolti.
Le tematiche fondamentali di riferimento sono di carattere ecologico ed ambientalista, in coerenza con i testi che Ongaro ha realizzato, sempre nel 2004, per l’album “Sporco mondo” di Grazia De Marchi, Roberto Tombesi e Calicanto. Ma è evidente come all’autore stia a cuore non tanto l’equilibrio “chimico” fra i quattro elementi, quanto la loro capacità di interazione con quella “quinta variabile” impazzita, e tutt’altro che indifferente, che è l’uomo. Ad uomo, finalmente, è ridotto lo stesso Bin Laden che “ha un anno meno di me” e, ciò malgrado, getta una luce ancora più inquieta nel treno della vita che si muove fra scossoni e contrasti. Belle le sonorità del rock anni Sessanta che accompagnano “Esplosioni nucleari a Los Alamos”, un testo in cui i miti di Marylin e John Wayne vengono ridisegnati nella dimensione universalmente umana che li costringe a respirare “la stessa aria di Hiroshima”, in una globalizzazione ambientale che non consente margini di libertà per chi inquina. Su una “Madre bella (Terra Madre)” ridotta al capezzale dai suoi stessi figli, a prevalere è però la speranza dell’arrivo di una “Nuvola” benedetta, carica di speranza, capace di dissetare e lavare, di vigilare “sui nostri campi \ sulle pianure gialle \ sulle cravatte a palle \ dei nostri governanti \ sui condomini al sole \ sulle carrette in mare”. Non mancano attente riflessioni su concetti filosofici essenziali: in “Ostaggio” ci si interroga intorno al senso della libertà, “Mutatis mutandis” contrappone la speranza del naturale alla tecnologia del modificato, “Nella miniera” si ridiscute il valore delle priorità, in “Solcano l’aria i jet” la ricerca di un destino.
Personalmente ho trovato splendida la trilogia “mistica” che compone il cuore dell’album. Bella l’immagine di Bernadette, privilegiata veggente, che trova nell’acqua che dà la vita la conferma pubblica della bontà della propria visione. La stessa acqua che in “Un miraggio” concede “alla persona che mi ama \ l’illusione di sentirsi dissetata”. Bella anche la contemplazione di “Divido il letto con Cristo in croce” che si fa azione nella capacità di baciare, nelle stanche membra, “lo spirito che le alimenta \ oltre l’insulto della sofferenza” aprendosi all’”amore che vince ancora”. Un amore che in “Terre lontane” si fa accoglienza. Il disco si chiude con “Terre d’acqua” ed un invito alla memoria “Se non ricordi la storia del mondo \ che cosa d’altro ricorderai \ se non ricordi la storia del mondo \ il mondo non è esistito mai”.

- Giacomino Ricci


Discography

D&B All Stars - Add value (Silent groove - 2009)
Dù Lounge - Red dreams (Silent groove - 2004)

Photos

Bio

Pepe started his musical studies in 1984. He studied classical guitar, electric bass and he is still studying double bass. Pepe shares his working time among various activities: playing music, teaching, managing the music school CSM Centro Studi Musicali (www.csmverona.com), composing, producing and recording. He is now doing an intense activity of mastering. He plays in various bands as leader or session musician: • Big Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona, director M° Marco Pasetto; • Watershed, jazz/funk quartet, (Gianni Brunelli drums, Andrea Sarasini guitar e Gianni Sabbioni bass) • Marco Ongaro, folk singer • Open Trio, (acoustic jazz trio) • Bugs Trio, (rock blues trio) • DùLounge, (pure lounge trips) • Folkin'side, (popular folk songs) • Wood Quartet, (acoustic jazz quintet) • Storyville Jazz Band • Virtuosi Italiani, (classical stuff) • D&B All Stars (live drum 'n' bass) TEACHING He started teaching bass in the mid '90s in the North East of England. Since 2000 he is the director of CSM Centro Studi Musicali, a music school in Verona (Italy). He teaches bass and some units of the BTEC National Diploma in Popular Music.