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Palermo, Sicily, Italy | INDIE

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Music

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E all'improvviso ci fu un rumore – Stu, l'album di debutto dei Waines
Paolo Bassotti
|
12.03.2009

La macchina di carne sbuffa e pulsa. Vedere i Waines in concerto spinge – costringe – a considerare ancora una volta un aspetto chiave della natura sempre ambigua del rock. Il trio di Palermo fila come un treno. Una batteria (Ferdinando Piccoli), due chitarre, chitarre Gibson, ovviamente, (Fabio Rizzo e Roberto Cammarata), per una nuova incarnazione, aperta a influenze e deviazioni, del rock anni '70. Incessante, implacabile. Mantengono ritmo e intensità crudeli, come in una rappresentazione espressionista della Fabbrica. Ma il macchinario è vivo, i tre Stachanov sudano, si consumano. Sembra quasi che vadano avanti a creare musica nuova per continuare a combatterla, a distruggersi, come pugili sorprendentemente sempre più carichi col passare dei round. Musicisti che s'immolano all'estasi della musica. Rock and roll, per intenderci. Questo è tutto quello contro il quale ha combattuto certa elettronica (pensiamo alla negazione dell'idea di live ipotizzata dagli Human League, ad esempio), ed è una bella e paradossale sorpresa scoprire che i Waines vanno a pescare proprio dalle parti dei figli dei synth per una cover che si inserisce alla perfezione accanto ai propri brani originali. La loro versione di NY Excuse dei belgi Soulwax, assieme all'Around The World dei Daft Punk ripresa dai Tre Allegri Ragazzi Morti e all'ottima Hey Boy, Hey Girl dei Chemical Brothers rifatta dalla Bud Spencer Blues Explosion, va a comporre una sorta di curiosa trilogia, che possiamo chiamare “della dance riletta dall'indie italiano,” nel caso ci fossero in giro appassionati di etichette. Questo è un tris che testimonia la voglia di certi musicisti rock sia di non chiudersi, sia di continuare a riportare tutto a casa – o, meglio ancora, nel proprio garage – per rivendicare, dopo tutto, ancora il primato della chitarra. NY Excuse è contenuta anche in Stu, primo album completo dei Waines, che succede all'apprezzato EP del 2007 A Controversial Earl Playing.

Piccola parentesi americana. Torniamo indietro per un attimo, alla prima metà degli anni '90. All'epoca, la Jon Spencer Blues Explosion (nata – insieme ai Royal Trux – dallo scioglimento del gruppo cult di Washington Pussy Galore) sembrava in grado di portare al successo una versione post moderna del rock blues più ruvido che si potesse immaginare. Jon Spencer e i suoi – fieramente alternativi anche al cosiddetto “alternative rock” – con la loro semplice formula basata su doppia chitarra, niente basso, batteria minimale e tanto rumore, si godevano le lodi della critica e l'amicizia delle celebrità del tempo (qualcuno si ricorda ancora Wynona Rider nel video di Talk About The Blues). Il disco che segnò un'inversione di rotta per la band, facendole perdere consensi e costringendola a una parabola discendente, fu quello intitolato, paradossalmente, Acme (1998). In esso l'elemento meccanico della musica era esaltato, con una sorprendente apertura all'hip hop e canzoni concepite come sintetiche liste di ingredienti. Pezzi crudi, pronti per esser fritti in padella nei remix. Dopo aver spinto troppo l'acceleratore sul lato inumano della faccenda, Spencer è tornato sui suoi passi, e oggi, malgrado la Blues Explosion esista ancora, sembra più a suo agio con gli sfacciati revivalisti Heavy Trash.

Torniamo a Palermo, al debutto dei Waines. In alcuni pezzi di Stu, come la già citata NY Excuse, lo strumentale Have You Heard The News? oppure Let Me Be, sembra di ascoltare una Blues Explosion che non ha rinunciato all'ipotesi di abbracciare la meccanica della dance, e soprattutto che ha trovato il modo di farlo senza perdere spontaneità e calore. Per Let Me Be l'amico attore Corrado Fortuna ha girato un video che vede parecchie facce note del giovane cinema italiano, da Regina Orioli a Pietro Sermonti, ripresi alla ricerca del piacere in camera da letto, in intimità solitaria o in compagnia: è un modo per giocare col climax sensuale del brano, e anche una metafora di quello che potrebbe capitare agli stessi Waines. A forza di caricare il pubblico, e di scaricargli addosso musica tanto aggressiva quanto liberatoria, dovranno prima o poi esplodere, ottenere il successo che meritano. Sono derivativi, non cercano di nascondere le foto dei padri e dei nonni. A tratti purtroppo rimandano ancora involontariamente alle sterili pose dei Jet (ma fortunatamente ogni volta trovano il modo di farsi perdonare), altrove vengono in mente i Kings Of Leon, senza però l'indisponente aria di infallibilità. Quando riescono a imporre la propria personalità – e sia Stu che l'esperienza del live sono pieni di momenti da applausi – lasciano intendere che, con un diabolico piano dalla loro parte, potrebbero diventare uno dei gruppi italiani più celebri anche fuori dai nostri confini. Hanno già cominciato a conquistare l'Europa (Stu ha finora venduto più in Germania che in Italia), e chissà che non riescano a trovare una porta aperta pure negli Stati Uniti, come i loro fratelli acustici Second Grace.

Waines

Fabio Rizzo – chitarra slide e acustica e voce
Roberto Cammarata – chitarra e cori
Ferdinando Piccoli – batteria, percussioni e cori

Waines – Let Me Be


- Gibson.com


“Swinging, sexy, challenging blues rock with an experimental edge”

Releasedate: June 2010;
By: Sabine van Gameren

Three Italian guys formed a band called Waines. It all has to do with pizza’s, but when thinking of Italians there comes this certain, player charming attitude in mind. “Stu” is the latest release of the band.

Swinging, sexy, challenging blues rock with an experimental edge. Never expected this to come out of a blues rock act, but you can taste the Italian touch in it clearly. The album never gets drastically slow or boring, the men have got their temperament perfectly translated in the music. A party vibe, a good afternoon, early evening out is what you can give out of hands to these guys. Song titles like “Flow River Flow”, “Have You Heard The News” and “Ready To Taxi” may not always give you the right image of what to expect, but on the other hand it directs you into that indie rock silliness of which this band also got a little taste. So for a good summer evening experience you take Waines with you, some little advice for those who are lighthearted, the animal printed on the inside of the artwork has that vicious, evil eye looking at you so you better take the cd out of it quickly and let it get stuck in your player. The perfect excuse to listen to it some more and not putting it back in your collection. - Tempelores.com


“STU should raise the heartbeat of every grounded Bluesfan. Eleven varied, roots bounded Songs are on it, also a pretty funky cover of Soulwax’ “NY Excuse””
Visions (D), May 2009 - Visions (D), May 2009


“The new album on long distance of the Waines – the name seems to derive from a famous local pizza-guy – doesn’t do anything else than reconfirm the already high expectations of the first EP. A noisy, clashing rocknroll with strong blues influences, with a bit of punk, dirty garage and an open relation to pop, psych and stoner. Hybrid dynamite between Jon Spencer, Rolling Stones, Black Keys, White Stripes, Beck, AC/DC and Led Zeppelin”
- Il Mucchio (Italy)


“Psycho-Blues that will probably become cult!”
Access! All Areas (D) - Access! All Areas (D)


Discography

New Album (LP 2011)
STU (LP 2009 - Distribution: I Goodfellas, GAS, BeNeLux Zyx)
A controversial earl playing (EP 2008 - Demo)

Photos

Bio

Waines: an expression deriving from the long nights of Palermo, when the most simple and unsuspicious things like minipizzas and wet paving stones of the old town rise up in the air and get human outlines.
It's modern stuff with deep roots: Slideguitars from the Mississippi-Delta to Bob Log III and Jon Spencer, good old rock like Led Zeppelin, the Sweet and Lynyrd Skynyrd.

Already cult in their native Italy, Waines played various shows around Germany and Europe as well. In Italy they had a major buzz with their first video „Let me be“, which is followed by the recent video „Wooooo“.