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CD MUSICA- Vite a consumo, è un progetto, è un concept album, è un mosaico. Filippo Morera, che ha concepito e realizzato questo disco alla fine del 2008, ha la mano sapiente di un cuoco che mescola e dosa i giusti ingredienti, per offrire un piatto fuori dal comune, ma dalle sonorità che, per quanto disparate, risultano familiari anche al gusto più schizzinoso.



Dalla musica melodica italiana degli anni 60-70, attraversando le dissonanze dell’Alternative Rock degli anni 80-90, del Grunge di Seattle e dell’Indie Rock britannico, fino ai suoni e strumentazioni elettroniche del Trip Hop di Bristol di fine anni 90, Filippo ci propone dodici tracce, originariamente accompagnate da una serie di video per rendere l'esperienza di miscellanea più completa possibile, tra le quali inserisce stralci di film, da Matrix a Fight Club, poesie, da Neruda a Martha Medeiros, rendendo il tutto un cd di ascolto piacevole, ma dai risvolti e sottotesto inaspettati.

Oltre al cantautore ritroviamo nel disco la voce calda e potente di Fulvia Dilettuso, le due voci si amalgamano perfettamente dando ad alcune canzoni un risvolto molto romantico, un romanticismo che, sottovoce, si snoda nel disco senza dare nell'occhio per non rischiare di sviare l'attenzione dai messaggi più diretti e palesi che Filippo vuole trasmettere, eppure l'anima delle canzoni sembra risiedere a momenti, proprio in questo approccio innamorato e sognatore, quasi infantile a volte, della vita.
Vite a consumo è un disco che lascia all'ascoltatore la possibilità di interpretarlo in modi diversi e su diversi livelli, ad esempio rimanendo ancorato ad un'idea squisitamente ideologica e di impegno sociale contro il consumismo, oppure con un ascolto esclusivamente musicale, assaporando atmosfere contaminate dal mondo intero, come un tango, o un canto arabo o il jazz o ancora il trip hop, oppure può decidere di abbandonarsi alle voci guida recitanti che lo accompagneranno in un microcosmo personale e universale al tempo stesso, nel quale riconoscersi, guardarsi e sul quale soprattutto, riflettere. - Mikaela Dema per MarteMagazine


L.F. Iniziamo subito con la domanda più difficile. So che sei oltre che musicista anche autore e video maker, ti sei dedicato allo studio di molti generi musicali, iniziando dal piano fino ad arrivare alla musica brasiliana, alla chitarra folk e a quella elettrica. Ma chi è Filippo Morera?

F.M. Sono una persona che sente il desiderio di comunicare. Ogni genere musicale è stato come una nuova lingua da imparare, ogni strumento un modo nuovo per esprimermi e per interagire con gli altri. Oggi tutto questo girovagare è diventato l’intima dipendenza che riesce, in qualche modo misterioso, a preservare la mia sanità mentale.

L.F. Dal 2008 ti sei dedicato al progetto di Vite a Consumo nato proprio da una tua idea, a cui partecipano anche Fulvia Dilettuso e Mario Salvucci. In questo progetto la musica si lega a letteratura, cinema, video arte ecc. Diventa, insomma, una sorta di “specchio della società contemporanea”, come voi stessi avete affermato. Parliamo di Vite a consumo: come nasce e con quali obiettivi?

F.M. Vite a Consumo è prima di tutto uno spettacolo musicale e visuale fatto da artisti di tutte le estrazioni e discipline. Musicisti, videomaker, autori, ballerini, attori tutti riuniti e legati dalla passione per la propria arte che si ritrovano insieme per raccontare la storia dell'individuo moderno e del suo stato sociale, unendo i linguaggi, le “grammatiche” ed ovviamente i vissuti personali.

Vite a Consumo è anche un LP di prossima uscita, nel quale sono raccolte le produzioni musicali degli xBProject, lo sfondo armonico dove tutti gli attori dello spettacolo si muovono ed interagiscono. Mai uguale a se stesso, Vite a Consumo cambia e muta insieme agli spazi e agli artisti che ne entrano a far parte. Anche la formazione così risulta essere un elemento in continuo movimento. Oggi il nucleo più solido a seguito degli xBProject è rappresentato principalmente da Fulvia Dilettuso, Augusto Castelli, Edoardo Petretti e Gilberto Cipriani. Partendo però dall'inizio, il racconto di Vite a Consumo nasce da un'esigenza personale di decodifica di una realtà dove tutto ruota attorno ad un unico tema, sintesi della società dove ognuno di noi trova la sua identità come individuo: il consumo. “Noi siamo consumatori” dice Tyler Durden in Fight Club, ed è vero, lo siamo, siamo ciò che consuma la realtà, che se la divora come fosse una busta di patatine, che se la scola come una birra ghiacciata d'estate, ma siamo anche ciò che a sua volta la realtà consuma, logora e lascia marcire: il tempo ci consuma, le emozioni ci logorano, la stanchezza ci asciuga l'anima. Vite a Consumo è la rappresentazione spettacolare di una componente sociale che permea tutta la nostra vita, nel quotidiano e nell'eccezionale.

L.F. I testi e le musiche sono composti da te e cerchi di fondere diverse esperienze musicali, ma sono presenti, confusi con le canzoni, anche spot e suoni provenienti dal nostro quotidiano, come succede ad esempio in “Lentamente”. Una sorta di mosaico che lascia aperte mille interpretazioni. Il concetto di unire diversi stili, di contaminazione, era presente già nel 2002 quando hai fondato gli xBProject?

F.M. Il progetto, come il disco, si apre con una frase emblematica del lavoro e del percorso che gli xBProject hanno fatto con Vite a Consumo: “accadde in quell'età”. In effetti, la scelta della poesia di Neruda per descrivere ed aprire lo spettacolo non è stata casuale: abbiamo iniziato quasi dieci anni fa, con l'ingenuità e la freschezza di “chi non sa nulla”, tutto nasceva come un'intuizione, un richiamo. Negli anni ho avuto la fortuna di incontrare personalità e idee illuminanti. Musicisti ed autori carichi di carisma e pazienza. Ho continuato a sperimentare, a studiare ad ascoltare musica, e a quella che all'inizio era una semplice intuizione scomposta, con il tempo, ho imparato a dare la forma che volevo, trovando anche una linea narrativa e gli stimoli per continuare a sviluppare le mie idee.

L.F. Da un po’ di tempo hai iniziato a collaborare con l’Associazione Traslochi ad Arte. Se non sbaglio l’ultimo evento a cui hai partecipato è stato quello di “Forme di donna”, il 5 dicembre scorso all’Alpheus di Roma. In cosa consiste questa collaborazione e quando nasce? Ma soprattutto perché i Traslochi ad Arte, cosa c’è in comune con loro?

F. M. Con Traslochi ad Arte è stato amore a prima vista, con loro condividiamo la voglia di promuovere l'arte in tutte le sue forme ed espressioni. Il collettivo che compone l’associazione organizza una moderna forma di mecenatismo indipendente. Crea dal nulla gli spazi e le occasioni per portare in evidenza gli artisti, le opere, le esibizioni di chi ne fa parte. Con loro, negli ultimi due anni, ho collaborato in più occasioni integrando il lavoro visuale degli xBProject con la recitazione, la danza, la musica, insieme abbiamo definito i contorni dello spettacolo di Vite a Consumo ed insieme ci siamo trovati sui palchi di diversi locali romani per proporre i nostri lavori e le nostre idee comuni.

L.F. Quando potremo nuovamente sentirti a Roma?

F.M Su Roma, proprio con Traslochi ad Arte, stiamo lavorando ad una serata dove poter presentare il disco di Vite a Consumo. Siamo a buon punto sia per l'organizzazione tecnica che per gli spazi. Ci manca solo di definire la data.

Un'altra occasione sarà sicuramente nelle serate organizzate da ItaliaWave che spero ci portino a suonare sul palco centrale del festival, ma anche per queste dobbiamo aspettare la pubblicazione del palinsesto.

In ogni caso, tutti gli aggiornamenti sugli eventi che ci possono vedere protagonisti saranno sempre in primo piano sui siti di Traslochi ad Arte e di Vite a Consumo. - Laura Vecchio per Les Flaneurs


Discography

Still working on that hot first release.

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